La Marrakchi…
Venerdi 25 Settembre
L’arrivo
Stamattina, dopo essere atterrata, ho negoziato il costo del taxi in modo molto aggressivo. Tanto che ci stava per lasciare a piedi. Lui è partito da 150, io da 70. concluso l’affare a 120. Non è stata una negoziazione di successo.
Lasciamo Bastien alla Jemaa el Fnaa, e io proseguo con il tassista permaloso per Bab Mellah. Chiedo al tassista di portarmi da una carossa (un uomo che tira una carriola) che a piedi mi avrebbe accompagnato al riad.
Scendo dal taxi e la conversazione va più o meno così:
Tassista-al-porteur: “sai dov’è riad dar maticha?”
Porteur-al-tassista: “Si si!”
Tassista-a-me: “bene allora vai con lui, sa dov’è”
Mette la mia valigia nella carossa, e inizia a camminare, e io al suo fianco. Abbiamo camminato per 5 minuti, poi ancora per 5 minuti ripercorrendo i nostri passi al contrario. Al che mi ha informato di non conoscere questo riad. Dopo avermi mostrato tanti altri riad nei successivi dieci minuti, davanti ai quali ho sempre scosso la testa per dire di no, mi rendo conto che ho sonno e sono persa per le vie di Marrakech, ancora vuote, e senza la minima idea di dove sia il mio riad. E pare che anche gli abitanti del quartiere non fossero molto a conoscenza di dove fosse Dar Maticha.
Abbiamo camminato per 1 ora senza successo, finchè un ragazzo ci invita da lui per recuperare il numero di telefono su internet e chiamarli. Sul loro sito il numero di telefono ovviamente è errato. E anche se sono preoccupata, entriamo nel suo Riad io e il porteur, ci offre un caffè, e con svariate ricerche, recuperiamo il numero giusto, e li chiamiamo. Halima era praticamente a 20 metri da noi, in un vicoletto buio, senza indicazioni nè nomi scritti sulla porta. Praticamente, o sai dove devi andare o… cedi alla tentazione di prendere una stanza altrove.
Ma ora eccomi qui, al Dar Maticha, che altro non è che la casa del pomodoro, se non fosse che non ha nemmeno un pomodoro al suo interno. In attesa del mio primo thé à la menthe guardo la cartina e cerco di capire la via di casa. Mission impossible.
Halima è arrivata con il vassoio, e le ho chiesto:
Ale: “Halima, ma dove siamo noi?”
Halima: “Mellah”
Ale: “si ma è un quartiere grande, più precisamente su questa cartina?”
Halima alza le mani al cielo, e lì ho capito. Ho chiuso il lonely planet, l’ho rimesso in valigia, e non l’ho più tirato fuori fino al ritorno a Roma.
9.35 ora locale. E surprise surprise: piove!
Bastien mi chiamerà per le 10, dopo essersi fatto un paio di ore di sonno. Non ha senso andare a riposare ora, meglio farmi una doccia per lavare via il sudore di questo viaggio, iniziato con la corsa all’aeroporto di Malpensa e finito con un giro in tondo per i djerb alla ricerca del riad sconosciuto.
Magari smetterà di diluviare!
Primo giorno
Oggi, a parte un tajine e la place Jemaa el Fnaa, ho visto solo le varie stanze del riad. Dopo pranzo, sono tornata a casa con Bastien per recuperare François. Poi piano piano sono arrivati anche tutti gli altri. Prima Karine e Choupi, poi Isa e Nico. È stata una giornata tranquilla, al caldo sotto la tolla della terrazza, in attesa - tra un thé à la menthe e l’altro – di tutti gli ospiti del Riad, che ormai sento come casa mia.
Ci prepariamo e andiamo a cena da Le Marrakchi. Fuori un uomo in bianco cerca di distogliere la nostra attenzione dicendo che è un attrape touristes e che non si mangia bene. Cosa non propriamente vera, anche se in effetti è molto turistico. Ma una sera almeno la danza del ventre va vista…
Nel frattempo arriva anche R. e la sfilata di tajines et cous cous.
Sabato 26 Settembre
Secondo giorno
I Souk
Oggi è una giornata turistica. Macchina fotografica alla mano, e via per i Souk. Non vi racconto tutta l’esperienza, solo qualche chicca.
Frase tipica per farti entrare nel loro negozietto è
“Rentres! ça ne coute rien, le plaisir des yeux est gratuit”
A volte aggiungono anche
“eh la gazelle, viens voir”
Nel primo souk un commerciante ci spiega che le belle ragazze le chiamano gazelles. Ci spiegano che non lo usano per tutte, solo quelle carine. Le altre le chiamano mademoiselles. Quindi se mi chiamano gazelle, devo essere contenta. Lo stesso principio si applica ai maschietti, che si chiamano gazous.
Poi qualcuno è pure più creativo e ti abborda con un bel gioco di parole tipo “Ça va charmante, charmante comme le thé à la menthe?”.
Il Souk delle Djellabah
R. è alla ricerca di una camicia, per il matrimonio. Il souk non è il luogo migliore per trovarne una. Al che gli viene subito in mente che la djellabah potrebbe essere un’alternativa. Si fa trascinare nel suo negozietto da un uomo sulla sessantina che gli porge una djellabah bianca. Gli sta bene, gli mancano solo le babouches jaunes. Ahmed mi chiede se sono marocchina. Non posso sprecare questa occasione! Certo che lo sono! E li iniziamo a parlare delle tradizioni marocchine, o meglio, lui dice le cose e io annuisco.
Dopo Ahmed, mi hanno preso quasi tutti per marocchina, e questo ha aiutato tutte le negoziazioni. Solo tre donne al Jardin Majorelle mi hanno chiesto se fossi indiana… bah ma io sono Marrakchi!!! hahahahah
Il Souk delle Babouches
Frasi celebri :
“Nous avons les babouches climatisées”
“Babouches qui font du bouche à bouche”
“Celles-ci sont les Adidas berbères ! ”
“Moi je m’appelle Ralid le magnifique ! ”
“C’est ton babou ? ”
Il Souk delle Spezie
Al souk delle spezie, vendono di tutto. Dal pepe, al viagra naturale, alle cremine miracolose, all’olio d’argano per i massaggi, alle droghe più disparate come il raz el hanout (che va bene per couscous e tajines). Ma a volte qualcuno ti chiede anche se vuoi dello shishon… ma la frase celebre è stata “Tu veux un truc qui te fais bronzer le cerveau?” che è un modo abbastanza divertente per definire l’oppio.
E quando gli rispondi “mais c’est legal ça?” loro ti informano che in Marocco è tutto legale…
Eh bah!
Il Matrimonio del mio migliore amico.
Alle sette e trenta in punto ci facciamo trovare nel punto d’incontro per andare a Villa Malika, dove abbiamo trovato un’atmosfera principesca.
All ingresso, ad ogni carovanata di ospiti, un gruppo di uomini in djellabah suonava strumenti africani per dare il benvenuto. Poi toccava alle famiglie in fila indiana, stringendo la mano ad ognuno. Attraversata la villa, si arrivava nel retro. Una grande terrazza, con il posto per un immenso buffet, una piscina contornata da candele bianche, e poi la zona per la cena. Tanti divani bianchi, e una pista da ballo nel centro. Tutto completamente all aperto!!! SPERIAMO SERIAMENTE NON PIOVA. Sarà stata la speranza, che ha giocato contro, ma ha piovigginato, e più volte. Ma all’arrivo degli sposi ha smesso.
Gli sposi si sono fatti attendere, e noi abbiamo girovagato tra il nostro tavolo e la zona Thè à la menthe. E il bagno, che si sa, è utile già dal secondo bicchiere.
Alle 10 Momò sul cavallo bianco ha fatto la sua entrata, e Fatima, come una principessa è arrivata tra la folla grazie a 4 portantini. Io avevo le lacrime agli occhi. Ho visto la felicità sul volto del mio migliore amico. Ho conosciuto finalmente quella bellissima ragazza che è diventata sua moglie. E non ho potuto fare a meno di emozionarmi al punto da non riuscire più a dire una parola. Quanto erano belli. Arrivati da due lati diversi della villa, si sono riuniti in un punto, lui ancora sul cavallo e lei sull’aggeggino in argento, lui si è avvicinato, le ha spostato il velo e le ha dato un bacio. Il suggello. Che emozione. Mica tutta quella manfrina, vuoi-tu-cicciopasticcio-prendere-ciccia-per-moglie-si-lo-voglio… un arrivo, un bacio. Sposati. Che bello così
Poi si sono seduti su un divanetto, e con tanta tanta tanta pazienza hanno sorriso scatto dopo l’altro, a fianco ai loro cari. Io con fare circospetto mi sono avvicinata, non sapendo se potessi anche io sedermi sul trono… ma momò con un semplice cenno mi ha invitata a salire. E li ho ritrovato il mio amico. Ci sono persone che ami, di un amore così puro e sincero, che a vederle felici ti apre il cuore. E momò è una di queste. E lui! è il mio fratellino momò!

Poi si sono cambiati d’abito, hanno fatto lo scambio del latte e dei datteri, poi si sono ricambiati, hanno aperto le danze… che emozione.
E con l’arrivo della torta, anche la ciliegina. Tra le canzoni, hanno scelto anche Respect di Aretha Franklin. Che gli sposi hanno dedicato a me. Solo a me. “Ale, celle ci on l’a choisit pour toi”… Mi sono sentita importante, ed ho pensato che anche loro lo saranno sempre per me. Ah come sono diventata sentimentale. Ho iniziato a cantare, ho preso Fatima per la mano e l’ho fatta danzare, poi l’ho congiunta con lo sposo, ed è stato il mio piccolo rituale per il loro matrimonio. È stato emozionante. Poi momò mi ha fatto ballare, e per fortuna che mi ero riempita le ciglia di mascara, avevo una buona scusa per non piangere… il mio momò è rimasto lo stesso momò…


